<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216</id><updated>2011-09-24T08:41:57.139+01:00</updated><category term='letteratura'/><category term='poesia'/><category term='arredamento'/><category term='Oscar Mondadori'/><category term='Ungaretti'/><category term='Provvisorio'/><category term='Giancarlo Majorino'/><category term='Kandinsky'/><category term='viaggio'/><category term='ricordi'/><category term='Vincent van Gogh'/><category term='Gauguin'/><category term='Pittura'/><category term='Serafino Beconi'/><category term='poesia sperimentale'/><category term='Theo van Gogh'/><category term='pittori versiliesi'/><category term='pittori italiani'/><title type='text'>Le stanze della poesia</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>8</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-9005031909649727116</id><published>2011-04-20T16:33:00.007+01:00</published><updated>2011-04-27T10:30:50.526+01:00</updated><title type='text'>Luci</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xprnDqLHQS0/Ta78fR5-MEI/AAAAAAAABCU/j1eJ2FGdB2Y/s1600/smluci.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-xprnDqLHQS0/Ta78fR5-MEI/AAAAAAAABCU/j1eJ2FGdB2Y/s200/smluci.jpg" width="130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;La casa dove da tanti anni abito è posta sulle prime pendici di una delle molte colline che fiancheggiano e si aprono sul paesaggio versiliese fatto di diverse cittadine, una accanto all’altra stese&amp;nbsp;nell’eterno tepore del clima marino. Le finestre del lato ovest si aprono così su questo stemperato clima i cui colori durante il&amp;nbsp;giorno mutano nel mutare del colori del cielo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Di notte tutto questo si trasforma in un brulichio di luci: a quelle&amp;nbsp;più sommesse delle abitazioni si aggiungono quelle dei lampioni a&amp;nbsp;punteggiare di ritmiche cadenze le strade sulle quali scorrono&amp;nbsp;quelle dei fanali delle auto che percorrono quasi incessantemente,&amp;nbsp;fino a notte inoltrata, i lungomare.&amp;nbsp;C’è stato un periodo, non lontano nel tempo, in cui vivevo da solo&amp;nbsp;in quella casa. Uscivo raramente, quasi dovessi presidiare con la&amp;nbsp;mia presenza quello spazio, reliquiario del mio io, e il mondo&amp;nbsp;esterno altro non fosse che un accessorio, se non un pericolo e&amp;nbsp;una minaccia all’ordine in cui scorreva il tempo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Tutta la mia vita era regolata da abitudini. A sera, finita la cena e&amp;nbsp;riposti i piatti in un qualche angolo in attesa di essere lavati&amp;nbsp;quando ne avessi avuto voglia, spesso mi portavo, nel buio della&amp;nbsp;stanza, verso una di quelle finestre.&amp;nbsp;Amavo quello spettacolo di luci a cui mi affacciavo e la varietà di&amp;nbsp;quei colori: l’arancione che presidiava in rettangolari schiere le&amp;nbsp;uscite autostradali e i piazzali industriali, i bianchi viranti al blu&amp;nbsp;delle fabbriche, dei piccoli magazzini, degli uffici. Le più calde&amp;nbsp;tonalità delle abitazioni, uguali eppure ognuna indefinita di una&amp;nbsp;particolare gradazione che forse rifletteva la verniciatura delle&amp;nbsp;stanze, o il pulviscolo posatosi sui vetri in maniera diversa. &lt;br /&gt;A&amp;nbsp;queste loro proprietà si aggiungevano poi le intonazioni date dalla&amp;nbsp;qualità dell’aria, se pulita oppure umida, se calda e estiva oppure&amp;nbsp;fredda e invernale. A volte tersa accendeva quei bagliori, che si&amp;nbsp;facevano più vicini; altra volte era una leggera foschia a sfuocarle&amp;nbsp;e a tenerle lontane e imprecise.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;In questo mutevole arcobaleno spiccava il monologo del faro,&amp;nbsp;braccio di luce proteso sul mare a cui nessuna voce della stessa&amp;nbsp;natura sembrava mai rispondere, e la corsa dei fanali colma di&amp;nbsp;speranze e attese. A tratti il veloce volo di un lampeggio blu&amp;nbsp;appariva sopra uno dei due lunghi ponti autostradali che si alzano&amp;nbsp;oltre i tetti delle case lungo una striscia di terra tra la costa e le&amp;nbsp;prime pianure. A volte il frastuono luminoso dallo stadio invadeva&amp;nbsp;il cielo per un evento sportivo o un concerto di musica. E tutto&amp;nbsp;questo sempre poi rifluiva alle immobili e rassicuranti luci delle&amp;nbsp;case: la stemperata quiete delle cucine o la penombra delle sale&amp;nbsp;tv e delle camere da letto, fino alle poche luci, intrise di veglie o di&amp;nbsp;lavoro che rimanevano a presidiare i confini della notte fino al&amp;nbsp;mattino.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ma fra tutte quelle luci pensavo che ce ne fosse una, una sola, che&amp;nbsp;solo per me splendesse, che solo io &amp;nbsp;riuscivo a vedere e solo nei&amp;nbsp;miei occhi potesse aprirsi alla propria vita.&amp;nbsp;A volte questo pensiero, rosa che alzava il suo stelo oltre quel&amp;nbsp;prato, giungeva a me quasi in una solida fisicità: ne sentivo il&amp;nbsp;profumo invadere la stanza assaporandone la fragranza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;A volte mi domandavo quale di quelle luci poteva coincidere con&amp;nbsp;quella realtà che solo la mia anima avvertiva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Essa mi conduceva aldilà del presente: fissava qualcosa che un&amp;nbsp;giorno si sarebbe svelato ed io e lei insieme saremmo stati.&amp;nbsp;Impaziente brillava di una futura felicità, al momento a me&amp;nbsp;ignota, ma certa e custodita dalla sua presenza in una regione&amp;nbsp;estranea al tempo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Come una ininterrotta preghiera stava&amp;nbsp;intercedendo per me, portava quel momento oltre il luogo fisico&amp;nbsp;in cui avveniva, oltre il trascorrere dei giorni, le indeterminate&amp;nbsp;scelte, gli stanchi rancori che ogni esistenza incontra nel proprio&amp;nbsp;percorso, ripetendomi di non fermare là gli occhi ma di cercare&amp;nbsp;oltre quei vuoti paesaggi fino allo stesso cuore che in lei batteva e&amp;nbsp;l’accendeva per dirmi che c’era e mi aspettava. E tutto questo&amp;nbsp;finiva per riconciliarmi con la mia vita, la posava in una strada&amp;nbsp;dove il passato si sfuocava e solo il domani sognato ne compiva il&amp;nbsp;senso e il percorso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Una quiete si posava in me, lontana dal mio io ma di questo più&amp;nbsp;potente trasportava quella solitudine in un luogo dove un senso&amp;nbsp;diverso e sconosciuto l’attendeva. Le vuote coreografie che mi&amp;nbsp;avevano accompagnato acquistavano un nuovo ordine: un’altra&amp;nbsp;scena le ospitava e in quella gli atti compiuti e l’intera mia vita&amp;nbsp;avrebbero valicato l’ordine del mondo, le sue ottusità, i suoi&amp;nbsp;silenzi, i suoi rifiuti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Poi si spegneva quell’euforia, si riequilibravano gli assetti, antiche&amp;nbsp;incertezze di nuovo mormoravano la loro presenza. Lentamente&amp;nbsp;la mia sera declinava. Non restava che spegnere le luci di casa,&amp;nbsp;chiudere le imposte: i pochi rituali atti prima del sonno.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Nel letto&amp;nbsp;chiudevo gli occhi, in quel sapore fatto di luce e brezze marine&amp;nbsp;che ancora avvertivo in me e nell’aria. Quanto visto continuava a&amp;nbsp;punteggiare il nero delle palpebre e della stanza: forse&amp;nbsp;impressioni nervose la cui scia luminosa ancora occupava la&amp;nbsp;retina. O forse quel misterioso input che continuava ad accendere&amp;nbsp;di sé l’invisibile paesaggio nella cui quiete a poco a poco mi&amp;nbsp;addormentavo.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Arturo Lini&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-9005031909649727116?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/9005031909649727116/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=9005031909649727116&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/9005031909649727116'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/9005031909649727116'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2011/04/luci.html' title='Luci'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-xprnDqLHQS0/Ta78fR5-MEI/AAAAAAAABCU/j1eJ2FGdB2Y/s72-c/smluci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-6590619488434682727</id><published>2011-04-07T15:17:00.013+01:00</published><updated>2011-04-27T10:32:07.549+01:00</updated><title type='text'>L'ottava nota, sulla pittura di Nelson Tommasi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-XRJKaQ0SMl4/R1SHLwU71PI/AAAAAAAAAHU/dBDwlgZjszY/s1600/nelson_tommasi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;img border="0" height="257" src="http://1.bp.blogspot.com/-XRJKaQ0SMl4/R1SHLwU71PI/AAAAAAAAAHU/dBDwlgZjszY/s320/nelson_tommasi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;Osservare giorno per giorno il nascere della pittura nel luogo dove l'autore l'accoglie. Fra le modeste pareti di una casa di campagna, le finestre che danno la luce di una via di paese dove le macchine sostano e ripartono davanti al Caffè quasi accanto. Niente di più umile di questa natività quotidiana. Qualche volta ci sembra che la pittura meriti un altro luogo per essere guardata. Lo spazio esclusivo, distaccato, in cui crediamo che la sua maestà risfolgori. Ecco invece questo difficile fiore dell'ombra che viene a rivelarsi nella piena umiltà della sua nascita. Soltanto in questo luogo, in questa penombra feriale, è possibile assistere a quegli accadimenti che le mani del pittore accolgono come si aprissero all'accadere del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Tuttavia la pittura di Nelson trascende il luogo e l'evento esteriore in cui il nostro sguardo la coglie. Si avverte, invece, in certi momenti, con quanta fermezza il pittore rimanga fedele all'evento interiore, al lato introverso e fantastico della creazione. Per questo il suo lavoro sfugge alle classificazioni. Possiamo analizzare questa pittura come dentro una rete di somiglianze, di&amp;nbsp;esperienze documentate, di legami linguistici. Eppure alla fine ci sfuggirà sempre l'intima ragione di quel dipinto nella sua presenza unitaria, come dita che non sanno fermare il corso dell'acqua.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Ci sono dipinti che sembrano aprirsi alla figurazione quando in realtà se ne allontanano come in un sogno. Altri non figurativi che sembrano invece alludere se non proprio alla realtà almeno a un'ombra del vero. In Nelson cadono tutte le distinzioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Ho appuntato su un taccuino: Una farfalla di Nelson è il modo con il quale l'esperienza della tela gliela pone in quell'istante. Eppure mi diceva "Una farfalla non la posso sentire come un cane... è diversa, per me, perché sono due esseri diversi. Uno cammina a quattro zampe, l'altro vola..." Ma per quanto permangano nella figurazione di Nelson distinzioni di questo tipo, come nell'esempio della farfalla, se arriviamo di fronte al suo "Quadro di farfalle" ci accorgiamo quanta apertura di senso abbiamo alla fine acquistato e quanto imperfette le nostre riflessioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Si rimane spesso di fronte a certi quadri di Nelson con un vivo senso di stupore. L'invenzione di qualcosa che non avevamo mai visto prima. Nati nell'ombra di una cultura di cui pure conoscevamo molti punti di partenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Quello che si ammira in questa pittura è dunque un processo creativo che si avvicina alla natura: al suo sviluppo, alla sua metamorfosi continua.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Paolo Emilio Antognoli&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-knYzQGSiYCw/TbbjlWiNO7I/AAAAAAAABDU/BvB6FMIyp2c/s1600/Nelson-Tommasipic.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-knYzQGSiYCw/TbbjlWiNO7I/AAAAAAAABDU/BvB6FMIyp2c/s1600/Nelson-Tommasipic.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Nelson Tommasi - Animale fantastico&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Nelson Tommasi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;è nato a Stiava nel 1929. Ha frequentato l’Istituto Musicale Boccherini di Lucca fino al quarto anno, quando ha dovuto interrompere il corso degli studi in seguito ad una malattia del padre, che lo ha posto a capo dell’azienda di famiglia, ruolo che ha ricoperto fino alla guarigione dello stesso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Nel frattempo è riuscito a dedicare alla musica il poco tempo libero rimasto, suonando il clarinetto nella banda musicale del paese nativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Negli anni cinquanta si avvicina alla pittura come autodidatta, sempre condizionato dagli impegni di lavoro che limitano il suo tempo e la sua applicazione alla passione artistica che così profondamente lo abita, portandolo a soggiornare in Germania ed in Libia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Questa condizione non gli impedisce una continua ricerca personale che si afferma nel tempo con lo sviluppo di una personale tecnica pittorica ad affresco su juta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Inoltre si diletta a scolpire su legno: una delle sue opere si può ammirare presso la sede della Misericordia di Stiava, mentre un’altra si trova all’interno dell’ospedale Cisanello di Pisa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Nonostante i diversi spostamenti, sempre per motivi di lavoro, è rimasto fortemente legato al suo paese natale, dove, tra le altre cose, ha collaborato con il collega Barin alla realizzazione di due murales, uno dei quali, dedicato alla storia delle “lavandaie” del paese, è collocato all’interno del parco di Villa Gori, sempre a Stiava. Il nove gennaio 2004 si è spento all’età di 74 anni.&amp;nbsp;Suoi dipinti si trovano in collezioni private in Germania, Austria, Inghilterra, Corsica, Libia, California.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; color: #990000; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La tela bianca&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;"&lt;i&gt;Sogno una tela bianca e vicino a questa un quadro che sto dipingendo, e quel quadro, a cui lavoro, non assomiglia a nessuno tra quelli che fino ad oggi ho fatto. Poi, svegliatomi, mi metto al cavalletto e cerco di ricordare, cominciandolo, quel quadro sognato, senza mai riuscirci&lt;/i&gt;"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Questo sogno mi fu raccontato da Nelson Tommasi, nell'estate 1993. Ricordo che subito mi alzai dal tavolo di un caffè, dove insieme ad altri amici ero seduto, in cerca di una penna e di un foglio dove trascrissi quanto mi era stato detto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Proprio in quel periodo avevo cominciato a scrivere un progetto di qualcosa che poi prese la forma di romanzo: la storia di una persona, vista attraverso gli occhi di un’altra che la scrive, quasi a cercare in quella prima le ragioni, i motivi, o forse il senso della sua stessa esistenza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Quel sogno subito mi apparve come parte essenziale di quella stessa trama che andavo componendo, anche se fatto da un'altra persona, oppure da un'altra persona riferito: noi - io che lo ascoltavo e lui che lo raccontava - parti di una identica trama.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Perché Nelson non mi ha mai raccontato nessun altro sogno, solo quello, e in quello stesso momento che scrivevo il libro. Coincidenze, casualità forse, ma che vale annotare nel registro dei tanti perché che sempre ci accompagnano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Quel sogno mi sembrava vivere di un suo proprio respiro, che trascendeva ogni luogo in cui potesse manifestarsi, estraneo ai giorni e agli accadimenti che intessevano e componevano la vita dell’uomo che lo aveva fatto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Con una vita propria dunque in cui custodire interamente ogni senso: un motivo che solo di sé viva e dia significato ad altre esistenze, nelle quali, a quelle donandosi, posi luce e splendore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Questo corpo che eternamente in sé nasce e si riproduce, dando vita a ciò che è dal suo soffio investito, io credo sia l’arte stessa, e nel caso di Nelson la pittura.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Non il quadro, l'opera conclusa e definita nella sua specificità e di quella frutto e manifestazione, ma il sospiro continuo e invisibile che riesce a trasformare un'esistenza in un’ansia di se stessa mossa e a se stessa tesa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;La caparbia voglia di un uomo che al di là di. quanto le sue mani vanno compiendo comunque trovi più in quei gesti, che non nelle, cose di essi frutto e compimento, il senso più profondo della propria vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ecco perché quella tela bianca - inviolabile all'uomo - mi diventò il simbolo di una eterna passione, non per il corpo desiderato, oggetto di possesso, ma per l'atto stesso del desiderare. Espressione questa che non conclude, ma che eternamente rinvia oltre la sua apparizione; l'opera dunque come eterno anelito al domani. Essa si identifica nel futuro stesso, muovendo il tempo e così il cuore di un  uomo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Devo dire che qualche tempo dopo incontrai Nelson insieme al suo grande amico Jan, Twrdy professore di violino, che abita gran parte del proprio tempo in Germania, a Monaco più precisamente, e per il resto qui nel nostro paese, sulle colline che si affacciano su Viareggio, dove viene con la moglie Inge a trascorrere le  vacanze estive.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;In quell'occasione riparlammo di quel sogno. Accennai queste mie interpretazioni cosi come si facevano strada. Jan, uomo colto quanto misurato nelle proprie espressioni, guardava entrambi, un po' ironico un po’ riflettendo, poi "Forse - disse nel suo italiano lapidario e categorico - è l'invito di un Dio che vi dice di lasciar perdere i vostri tentativi di fare un buon quadro".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ci mettemmo a ridere, pensando io, ma anche Nelson immagino, che se proprio questa non era l'interpretazione giusta certo meritevole di attenzione lo fosse.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Perche Nelson è tutto questo: il rincorrere di un'arte, la pittura e l'eterna sospensione su quanto va facendo, incurante dei successi, delle sconfitte, delle luci che intorno al quadro possono o meno accendersi. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Delle ombre, delle ufficialità, delle gerarchie, delle parrocchie, della solitudine in cui lavora, ha sempre lavorato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Pago delle poche amicizie che in questo ambiente ha, come quella di Rodolfo Dati che da anni si sobbarca il compito di trovare la giusta cornice ai quadri degli amici pittori, e per questo di doverne ascoltare ansie, euforie, depressioni, a volte litigi fatti di niente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ogni tanto vado nel suo piccolo studio, a ridosso della casa dove abita a Stiava. Mi mostra i suoi lavori, i fondi delle tele che prepara e modella e dove poi stenderà i colori, quasi sempre tempere o acrilici. Raramente ricordo di averlo sentito parlare di mostre, o esposizioni, premi o cataloghi: di tutto ciò che attende il quadro là fuori.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Sembra dimenticarsi del mondo, e in questo dimentica di allontanarlo ancora di più, e confesso che alle nostre iniziative non sempre ha partecipato, senza mai avanzare desideri né rancori, senza mai cambiare di una virgola, una, il proprio atteggiamento se questo doveva dipendere dall'essere o meno lui presente tra gli espositori, come se la cosa, in fondo, non lo riguardasse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Davanti ai suoi quadri so che nessuno di noi, della piccola cerchia, è così inaccessibile alla lusinga del successo o all’amarezza della solitudine, alla fortuna o al disastro che spesso attende i giorni di chi  di questa pratica investe il senso della propria vita.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;E guardandolo, sull'impassibile volto torna l'imponenza del sogno che gli si rivelò: che il senso della vita, di un pittore come di qualsiasi altro uomo, sia oltre le sue stesse mani e il loro terreno compimento: figure o atti dei quali la vita sembra intessersi e compiersi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;E che tutto, in fondo, miri ad un luogo cui un uomo può solo anelare, cercare, fidando solo sulla voce della propria passione, senza mai conoscere oltre quella l'oggetto e l'esaudimento del proprio andare,  che solo una parola può rendere - ahimè eternamente lontana - se questa è domani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Bianca, come una tela o una pagina, perché tutto sopra di essa possa ancora succedere, e niente sia così negato&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Arturo Lini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-6590619488434682727?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/6590619488434682727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=6590619488434682727&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/6590619488434682727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/6590619488434682727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2011/04/lottava-nota.html' title='L&apos;ottava nota, sulla pittura di Nelson Tommasi'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-XRJKaQ0SMl4/R1SHLwU71PI/AAAAAAAAAHU/dBDwlgZjszY/s72-c/nelson_tommasi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-1966740624683132769</id><published>2007-12-25T01:15:00.009+01:00</published><updated>2011-04-27T10:33:28.636+01:00</updated><title type='text'>Rendiconto, poesie di Dino Carlesi</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;intreccio il ritmo delle parole / e tento poesia / una specie di abbozzo /di un autunnale bilancio / una dilaniante confessione / a mezza voce apre il varco / nel nostro insano viaggio // non so se raccontarti l'abisso / o i rari prodigi / - o gridare i teoremi consumati - / ti attende il nome sul vetro appannato / l'uccello controvento sa di giungere / lui / poi sarà silenzio&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. (XI, da &lt;i&gt;Rendiconto&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-OcxtHC-pILs/R3BOSmEhFeI/AAAAAAAAAIE/zlr5ffhAlZ0/s1600/dino_carlesi2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-OcxtHC-pILs/R3BOSmEhFeI/AAAAAAAAAIE/zlr5ffhAlZ0/s1600/dino_carlesi2.jpg" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;&lt;u&gt;Rendiconto&lt;/u&gt;&lt;/em&gt; è il recentissimo appuntamento di Dino Carlesi con la poesia: felicemente mantenuto anche questo nei parametri di una scrittura sottilissima, colloquiale, venata adesso di terse malinconie, che mai appannano la luminosità dell'ordito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Una poesia questa di Dino Carlesi che ha attraverso buona metà del XX secolo, sempre condotta in una omogeneità di stile e timbro; singolare percorso attraversando intatta luoghi e topos propri della recente storia letteraria italiana: dal post-ermetismo alla poesia neo-realista, dallo sperimentalismo dei &lt;em&gt;novissimi&lt;/em&gt; e del &lt;em&gt;gruppo 63&lt;/em&gt; al nuovo romanticismo degli anni '80&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;La sua poetica è stata spesso avvicinata a un'età della ragione, un luogo della razionalità, definizione, a mio avviso, giusta fino a un certo punto; almeno fino a che serve a designare l'uomo o il poeta che cerca negli strumenti del colloquio con il proprio e l'altrui pensiero la propria voce e misura, fuorviante se in questo termine s'andasse a cercare nella pagina il predominio o lo svolgimento di architetture filosofiche o speculative.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Se proprio dovessi definire in un termine o in una cifra la poesia di Carlesi, operazione quasi sempre destinata se non al fallimento certo all'insufficienza, parlei di &lt;em&gt;poesia civile&lt;/em&gt;, sia perchè riconosco in Carlesi quel senso tutto toscano dell'esser poeta nel farsi giudice del proprio tempo giammai rinunciando all'esser cittadino oltre che uomo - allineandosi in questo a un Luzi o a un&amp;nbsp;Bigongiari per non citare più illustri antenati - sia e soprattutto perchè è il tono di questa poesia, il suo modo di porsi, a conferirle tratti e caratteristiche, luci e stilemi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt; Nella poesia di Carlesi, a mio avviso, ragione e sentimento s'equiparano, insieme vivono d'uguale spessore e ruolo nel definirne personalità e natura. Insieme accedono al centro della &lt;em&gt;poleis&lt;/em&gt;, indossano la misura e l'abito della parsimonia, giammai farebbero di sè scena o spettacolo.&amp;nbsp;Non urlano ma argomentano le proprie convinzioni, hanno sulla bocca il pudore dei propri moti, raramente s'abbandonano al dolore, e non perché l'uomo non lo conosca. E neppure urlano di felicità, quando questa batte alla porta dei giorni: la riconoscono e nella coscienza della sua presenza la vivono assaporandola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;I sentimenti si rivelano per lampi, o per i loro riflessi. Sempre per misurati accenni. Accedono alla scena, per un attimo accendono un nome, sia quello di Martina o il colore di una pianta, spuntata ai lati di una strada o tra le mura d'una città toscana.. È quello un attimo lieve ed eterno, per il quale, noi tutti che amiamo la poesia, non possiamo che profferire un grazie per questa lezione di stile, umano e poetico.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Arturo Lini&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; color: #990000; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Dino Carlesi&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;è nato a Milano, ma ha vissuto quasi sempre a Pontedera, in Toscana, dove è morto nel novembre 2010. Critico d’arte e poeta, è stato amico di scrittori e artisti. Fu incluso nel 1947 da Giuseppe Ungaretti nell’antologia &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Poeti prigionieri&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;. Hanno espresso giudizi sulla sua opera poeti e critici come Mario Luzi, Carlo Betocchi, C.L. Ragghianti, Enzo Carli, Fortunato Bellonzi, Antonio La Penna; Diego Valeri, Angelo Barile, Emilio Greco.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Dal 1984 invia ogni anno, come augurio, un volumetto “fuori commercio” dedicato agli amici. Fra le altre sue pubblicazioni ricordiamo: &lt;i&gt;All’affanno del tempo&lt;/i&gt; (Nistri-Lischi, 1953); &lt;i&gt;La vigna a mezza collina&lt;/i&gt; (Marzocco, 1958); &lt;i&gt;Il cielo di tutti&lt;/i&gt; (Nistri-Lischi, 1962); &lt;i&gt;Modo di essere &lt;/i&gt;(Nistri-Lischi, 1968); &lt;i&gt;Case come storie&lt;/i&gt; (Graphis Arte, 1973); &lt;i&gt;Elegia per l’uomo&lt;/i&gt; (Graphis Arte, 1975); &lt;i&gt;Foto di famiglia e cane&lt;/i&gt; (Lodi, 1976); &lt;i&gt;Il giacinto allegro&lt;/i&gt; (Sciardelli, 1976); &lt;i&gt;Otto lettere d’amore&lt;/i&gt; (Lodi, 1978); &lt;i&gt;Il prato del mulino&lt;/i&gt; (Graphis Arte, 1980); &lt;i&gt;Impronte digitali&lt;/i&gt; (Scheiwiller, 1981); &lt;i&gt;Variazioni sul segno&lt;/i&gt; (Graphis Arte, 1983); &lt;i&gt;Una stagione possibile&lt;/i&gt; (Giardini, 1987); &lt;i&gt;Destinazione terra&lt;/i&gt; (Forum, 1993); &lt;i&gt;Soggiorno obbligato&lt;/i&gt; (Baroni, 1997); &lt;i&gt;In forma di quindici&lt;/i&gt; (Jaca Book, 1999); &lt;i&gt;Racconto di un viaggio&lt;/i&gt; (Edit. Passigli, 2000), &lt;i&gt;Ricerca di poesia&lt;/i&gt; (Ediz. Del Leone, 2002); &lt;i&gt;Segnali imperfetti&lt;/i&gt; (Edizioni ETS, 2005); &lt;i&gt;Rendiconto&lt;/i&gt; (Ibiskos Editrice 2007); &lt;i&gt;La porta socchiusa&lt;/i&gt; (Talete Edizioni 2009); &lt;i&gt;La tua leggerezza&lt;/i&gt; (Bandecchi &amp;amp; Vivaldi Editori 2011) uscito postumo &amp;nbsp;a cura di Franco Pezzica e Floriano Romboli, due dei maggiori esegeti della poesia di Dino Carlesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="widget Text" id="Text6" style="line-height: 1.4; margin-bottom: 30px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 30px; min-height: 0px; position: relative;"&gt;&lt;div class="clear" style="clear: both;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="widget-item-control" style="float: right; height: 20px; margin-top: -20px; position: relative; z-index: 10;"&gt;&lt;span class="item-control blog-admin" style="display: inline;"&gt;&lt;a class="quickedit" href="http://www.blogger.com/rearrange?blogID=80169629357452216&amp;amp;widgetType=Text&amp;amp;widgetId=Text6&amp;amp;action=editWidget&amp;amp;sectionId=sidebar-right-1" style="cursor: pointer; opacity: 0.5; text-decoration: none;" target="configText6" title="Modifica"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;img alt="" height="18" src="http://img1.blogblog.com/img/icon18_wrench_allbkg.png" style="-webkit-box-shadow: none; background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: initial; background-image: none; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-style: none; border-color: initial; border-color: initial; border-left-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-width: initial; border-width: initial; box-shadow: none; position: relative;" width="18" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="clear" style="clear: both;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="widget Text" id="Text7" style="line-height: 1.4; margin-bottom: 30px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 30px; min-height: 0px; position: relative;"&gt;&lt;h2 class="title" style="font: normal normal bold 13px/normal Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0.5em; position: relative; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;A PAOLO MONTICELLI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="widget-content"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;non so perché la luce&lt;br /&gt;dovrà essermi negata / ho respirato&lt;br /&gt;letto i giorni / ho assaporato&lt;br /&gt;gli odori delle strade / ho atteso&lt;br /&gt;messaggi di amici / dubitato del mio&lt;br /&gt;intelletto / ho sperato che qualcosa&lt;br /&gt;affiorasse / qualche segnale giungesse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho creduto che gli dei potessero&lt;br /&gt;non esistere ( con alterni pentimenti )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho solo inchiodato i predestinati&lt;br /&gt;alla loro non giusta sorte amando con devozione&lt;br /&gt;il passo faticoso dell'uomo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="clear" style="clear: both;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="widget-item-control" style="float: right; height: 20px; margin-top: -20px; position: relative; z-index: 10;"&gt;&lt;span class="item-control blog-admin" style="display: inline;"&gt;&lt;a class="quickedit" href="http://www.blogger.com/rearrange?blogID=80169629357452216&amp;amp;widgetType=Text&amp;amp;widgetId=Text7&amp;amp;action=editWidget&amp;amp;sectionId=sidebar-right-1" style="cursor: pointer; opacity: 0.5; text-decoration: none;" target="configText7" title="Modifica"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;img alt="" height="18" src="http://img1.blogblog.com/img/icon18_wrench_allbkg.png" style="-webkit-box-shadow: none; background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: initial; background-image: none; background-origin: initial; border-bottom-style: none; border-color: initial; border-color: initial; border-left-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-width: initial; border-width: initial; box-shadow: none; position: relative;" width="18" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="clear" style="clear: both;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="widget Text" id="Text8" style="line-height: 1.4; margin-bottom: 30px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 30px; min-height: 0px; position: relative;"&gt;&lt;h2 class="title" style="font: normal normal bold 13px/normal Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0.5em; position: relative; text-transform: uppercase;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: small;"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="widget-content"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;soffiano sulle vele dei vascelli&lt;br /&gt;di carta i nuovi fanciulli di Sbarbaro / verso&lt;br /&gt;scogliere minacciose non ci salva&lt;br /&gt;il controvento / eppure&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a terra sai ascoltarti il ventre&lt;br /&gt;e le palpebre voli di colombe / vai&lt;br /&gt;per i tuoi destini - farfalle pomi semi -&lt;br /&gt;tutto sarà improbabile&lt;br /&gt;tranne quella dolorosa certezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-1966740624683132769?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/1966740624683132769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=1966740624683132769&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1966740624683132769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1966740624683132769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/12/rendiconto-poesie-di-dino-carlesi.html' title='Rendiconto, poesie di Dino Carlesi'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-OcxtHC-pILs/R3BOSmEhFeI/AAAAAAAAAIE/zlr5ffhAlZ0/s72-c/dino_carlesi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-8947930407930987063</id><published>2007-08-23T23:47:00.034+02:00</published><updated>2011-04-27T10:44:29.409+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serafino Beconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pittori versiliesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pittori italiani'/><title type='text'>Serafino Beconi</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UVJja73wzZk/Ru0wZXs8RWI/AAAAAAAAAHE/qshDxKZb1Sg/s1600/beconi2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="198" src="http://2.bp.blogspot.com/-UVJja73wzZk/Ru0wZXs8RWI/AAAAAAAAAHE/qshDxKZb1Sg/s200/beconi2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ci sono artisti che attraversano il proprio tempo sempre inadatti a questo. Stanno lontani dai suoi clamori; lo vivono quasi ignorandolo, come fosse una scena girata tempo prima, spesso (quasi sempre) rincorrendolo, rappresentandolo, attraverso bagagli d'immagini del passato.&lt;br /&gt;Altri hanno il cuore scoperto agli avvenimenti, ai fatti, ai giorni; sono da questi ammaliati, non riescono mai a liberarsi da quei rumori e clamori; anche la pittura ne diventa un capitolo, la ricerca di una risposta che è la vita reale a formulare, non quella dei segni o dei toni dei colori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serafino Beconi ha partecipato di entrambe queste due anime. Non è stato un inventore o un precursore, nel senso proprio che questo termine serve a connotare l'opera di un artista. I suoi bagagli artistici, ampi e profondi, ricapitolavano un secolo di pittura, non ne aprivano o anticipavano un altro. &lt;br /&gt;Eppure mai abbiamo avuto l'impressione, davanti ai suoi quadri e alla sua opera che il suo linguaggio additasse un mondo interiore che più non era, che rincorresse qualcosa che non apparteneva al dolore, o alla felicità quotidiana. Mai abbiamo scorso in Serafino valori o insegne di un mondo scomparso e riproponibile solo nella tavolozza e negli stilemi di una qualche provincia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Al contrario s'avvertiva nella sua opera l'inquietudine dell'uomo davanti al proprio tempo: sembrava quasi chiedere una luce, lui, alle luminose scene, da lui stesso composte sulla tela. I suoi dipinti non sono certo l'oggetto devitalizzato da riporre tra le quiete cose della casa, nella penombra dell'animo e della stanza.&lt;br /&gt;E questo non tanto per le forme e figure rappresentate, quanto per l'anima che a quelle si è accostata legandosi a esse, ed ancora - per il miracolo della pittura - in quelle percepibile: &amp;nbsp;rimanendo così voce dei nostri dubbi e sicurezze, incertezze a volte, alle quali vorremmo rispondere con un urlo certo e profondo, di cui qualche volta si è capaci per incoscienza o gioventù. &lt;br /&gt;Splendore confuso e offuscato dai passi e dagli orizzonti quotidiani, che il tempo nel suo trascorrere poi allontana, disappanna il quadro, rivelandone, il pulsare di una luce ora finalmente viva agli occhi.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Arturo Lini&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b style="background-color: #fce5cd;"&gt;L'eccidio di Sant'Anna.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;L'eccidio di S. Anna, che Beconi compose principalmente dal 1959 al 1964 - anche se già a partire dal  1951 aveva composto alcuni disegni ispirati dalla cronaca di quei fatti - è un voluminoso ciclo pittorico tratto dalla luttuosa pagina che nel paesino versiliese di S. Anna, situato nel comune di Stazzema, si scrisse il giorno 12 agosto          1944 quando truppe naziste   perpetrarono, per pura rappresaglia, una strage di 560 civili, tra cui donne e bambini.&lt;br /&gt;Questo di Beconi è uno degli episodi più alti della pittura figurativa italiana del XX secolo. Ancora ignorato dalla storiografia ufficiale ripercorre, attraverso diverse scene o quadri, i momenti di quella tragica giornata, culminata nel rogo delle      vittime. L'eccezionalità dell'opera di Beconi è di aver ricomposto tanta emozione - sortita nell'uomo - in pure forme pittoriche; eternando cioè quei fatti in un universo estraneo al tempo e alle sue leggi. Anche ai suoi dolori se vogliamo, in quanto la pittura è anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;questo&lt;/span&gt;, ma proteggendo la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;storia&lt;/span&gt; dal degrado, dal trascorrere della memoria, e in ultimo dalla dimenticanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allontanarle dal dolore ma non dall'emozione: come una "crocifissione" un "martirio" ci ricordano non già il dolore dell'uomo sottoposto a quei tormenti, ma attraverso lo stupore e l'incanto degli strumenti pittorici - forme e colori - suggellano in una emozione estetica i fatti narrati, dando nuova vita - forse eterna? - e ruolo a ciò che è stato, facendone parte ancora attiva del destino dell'uomo  e del suo cammino.&lt;br /&gt;Così è di quest'opera dell'artista versiliese: il dolore della tragedia che attraverso la sua arte sa farsi luce e presenza, compagna e ammonimento nel cammino verso il tempo - così crediamo - delle Civiltà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; color: #990000; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt; I disegni di Serafino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;, &lt;i&gt;di Manlio Cancogni&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Nessuna delle arti figurative è difficile come l'arte del disegno. Ingres diceva che essa rivela la probità dell'artista. E' vero. Con la pittura e la scultura si riesce a barare (e quanti l'hanno fatto specie nel nostro secolo); col disegno no. Pittura e scultura alla meno peggio si arriva ad impararle. Il disegno è un dono: o hai l'occhio e la mano per cogliere l'essenza dell'oggetto, o non ce l'hai. Prendiamo il caso di Serafino. Nella scultura e soprattutto nella pittura lo vedi in preda a un dubbio perenne.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;La sua è una ricerca infinita che di rado si appaga. Il più delle volte dà l'impressione ch'egli abbia lasciato il lavoro incompiuto e con la voglia di riprenderlo. Mentre disegna invece, Serafino va a colpo sicuro. Specie nei ritratti. Dopoché il suo occhio, in apparenza disattento, ha penetrato il carattere del soggetto, la mano non sembra abbia difficoltà a seguire il filo che l'occhio dipana via via dal gomitolo della mente. Spesso, estratta e fissata l'idea dalla mobilità dell'immagine, il segno procede pulito, senza correzioni o ripensamenti, come se la mano che impugna la matita o la penna, una volta mossa, non si sia concessa nemmeno un attimo di pausa arrivando con un unico tratto a compiere l'intero percorso&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-weight: normal; line-height: 13px;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #707070;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-weight: normal; line-height: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000; font-family: Verdana, sans-serif; line-height: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd;"&gt;Brevi note&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Serafino Beconi nasce a Torre del Lago nel 1925. Nel 1945 si diploma maestro. Nel 1954 entra a far parte del Centro versiliese delle arti con Marcucci, Santini, Catarsini, Pardini e altri. Partecipa a varie collettive e tiene molte mostre personali. È del 1964 la mostra in cui espone per la prima volta i quadri del &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Ciclo di S'Anna&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; con 140 opere e 75 disegni, a Viareggio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Nel 1974 replica della personale dell'eccidio di Sant'Anna a Pietrasanta. Nel 1980 fonda l'associazione Artisti Versiliesi. Nel 1990 fonda il periodico trimestrale &lt;i&gt;Sinopia&lt;/i&gt; il cui numero 0 esce a novembre. Tra le sue ultime esposizioni ricordiamo nel 1993 "Le ragazze della Costanza" e nel 1994 una mostra di scultura a Villa Borbone di Viareggio. Si spegne nella sua casa di Viareggio, dopo una lunga malattia, la mattina del 27 febbraio del 1997.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-8947930407930987063?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/8947930407930987063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=8947930407930987063&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/8947930407930987063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/8947930407930987063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/08/serafino-beconi.html' title='Serafino Beconi'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-UVJja73wzZk/Ru0wZXs8RWI/AAAAAAAAAHE/qshDxKZb1Sg/s72-c/beconi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-5140743495918017244</id><published>2007-06-10T16:19:00.014+02:00</published><updated>2011-04-25T21:40:28.139+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Provvisorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giancarlo Majorino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia sperimentale'/><title type='text'>Provvisorio, di Giancarlo Majorino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Incontrai Giancarlo Majorino verso la metà degli anni ottanta, forse nel 1985, a Lido di Camaiore, la bella cittadina versiliese che corre, lungo la costa tirrenica, proprio di fianco a Viareggio. Era qui per il Premio di Poesia Camaiore, ospite di Francesco Belluomini, presidente e animatore del premio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Lo incontrai in un albergo sul lungomare, andato a quell'incontro spinto dalla grande curiosità che un suo libro, allora recentemente pubblicato, mi aveva procurato. Quel libro era &lt;i&gt;Provvisorio&lt;/i&gt;, edito per Lo Specchio Mondadori: uno dei pochi testi, a mio avviso, che rimarranno di quel movimento e sommovimenti che avevano avuto origine, nei nostri anni sessanta, in una ricerca poetica spassionata, spesso condotta dietro il filo dell'intelletto, dove le ragioni e le regioni intellettuali e teoriche abbondavano, densa di cerebralismi, ma raramente capace di pulsare di quella strana selvaggia, perché mai ammaestrabile, luce che è poi il testo poetico. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Provvisorio&lt;/i&gt; sfuggiva a tutto questo: era indubbiamente un testo d'avanguardia, nasceva senza titubanze in quello stesso alveo, ne riprendeva impostazioni e disegni, facile quindi a essere confuso tra i molteplici che in quel tempo, nella letteratura italiana e internazionale, venivano pubblicati senza altro motivo che quello di proporre un linguaggio alieno alla tradizione, non solo a quella poetica - come ne era, per diversi motivi, esplicita e dichiarata intenzione - ma anche a qualsiasi timbro o registro comunicativo; facendo di quella &lt;i&gt;difficoltà a dirsi&lt;/i&gt;, o a darsi, il timbro, segno caratteristico e registro, di una poeticità che, al contrario, non è certo la sola originalità o stravaganza linguistica a poter sostenere o creare. &lt;br /&gt;Difficoltà, incongruenze, testi nati più in laboratorio che nella esperienza della vita, astrusità, con il destino ed esito ampiamente scontato e prevedibile, confermato nel corso degli anni, di un rapido declino di tutte quelle poetiche e di quei confusi testi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei versi di Majorino pulsava invece una passione che li governava e accendeva, che avvertivo ma che non sapevo nominare. E per trovare quel nome andai, appunto, all'incontro con il poeta. Parlammo di tante cose, volammo o sedemmo intorno a quei versi, ma non ebbi la risposta che cercavo.&lt;br /&gt;Ci incontrammo nuovamente nel 2000, questa volta a Pietrasanta, ancora in Toscana e nell'occasione di una mia mostra di pittura, costruita fisicamente all'interno del chiostro di San Agostino e oltre quelle mura, che ospitavano i miei quadri, in una idea che veniva e perdurava da quei lontani anni ottanta e che ancora comprendeva quei versi del poeta milanese, o qualcosa che in quelli avvertivo, ponendoli come parte viva e significativa della mia esposizione svolta lungo un percorso all'interno del chiostro dove, tra l'altro, avevo organizzato, nell'economia della mostra stessa, una lettura di alcuni testi di &lt;i&gt;Provvisorio&lt;/i&gt;, affidata ad alcune attrici che, in verità, glissarono alquanto dalle mie impostazioni e intenzioni dando una lettura che non mi convinse e che ancora rimpiango di non aver saputo spiegare e piegare alle mie idee e volontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla sera cenai insieme al poeta e ad altri amici. Tra quelli ricordo Nicola Micieli, e il poeta genovese Luciano Roncalli. In quella conversazione un poco del mio originario stupore ebbe finalmente un nome, che ancora sale alla mia mente quando poso gli occhi su quel testo; ancora convinto, come allora, che &lt;i&gt;Provvisorio&lt;/i&gt; rappresenti una reale evoluzione della poesia italiana, un passaggio centrale, le cui fila, ora disperse o disattese, un qualche giorno saranno riprese e i semi in quei versi custoditi verranno, prima o poi, a fiorire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #20124d; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;p&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;arphon tiharphon seguìlimi preebado pohn e phon seguìlimi&lt;br /&gt;ohn forse non dovevo fohn e fohn prebado non dovevo&lt;br /&gt;scriverti ma portar ti arfohn tiharfohn scriver ti ma&lt;br /&gt;port arti come ruga seguìlimi preebado fon e fon&lt;br /&gt;scriverti qualsiasi quals iasi qualsiasi quaals&lt;br /&gt;non scriverti portarti ohn dovevo&lt;br /&gt;quals come un tatuaggio fohn come una ruga&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giancarlo Majorino&lt;/span&gt;&amp;nbsp;(da&lt;i&gt;&amp;nbsp;Provvisorio)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana, geneva;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger2/3000/9786331708673/259/z/353232/gse_multipart31845.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Provvisorio" border="0" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger2/3000/9786331708673/259/z/353232/gse_multipart31845.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Provvisorio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;introduzione di Giuseppe Pontiggia alla prima edizione, novembre 1984.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 17px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; temi che ricorrono in tutta l'opera di Majorino - la ferocia come "pietas" dei rapporti, lo spazio che unisce la vita delle case a quella della strada e della città, il pathos non della lontananza, ma della vicinanza - ritornano qui intensificati, affrontati con la durezza del coraggio, l'unica che consente una voce della disperazione: e ne sono esiti coinvolgenti poesie come "Cesarano" o "Denti di latte" o "di'-allora dico". Ma tutta la raccolta appare, nella radicalità delle sue scelte e nella ricchezza espressiva del suo linguaggio, un punto nodale non solo nel percorso di Majorino, ma nella poesia dei nostri anni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', Trebuchet, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="widget-content"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger2/3000/9786331708673/259/z/186874/gse_multipart49703.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt="Denti di latte" border="0" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger2/3000/9786331708673/259/z/186874/gse_multipart49703.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Da &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Denti di latte&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;Provvisorio, Mondadori, 1984&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;........ noi siamo qui / io ti penso / sotto la lampada / e sei / ma in una forma leggera / piccolo tondo scavato / con questo aiuto di carta / nella mia mente d'amore / ma in una forma leggera / stella di latte nel vetro / tutti ti guardiamo ma a me sarai amica, luna, ancora? / sei ancora viva stai ancora male / sei ancora viva stai ancora male / sei ancora viva e mi dimeno / ti getto un ponte continuo riso d'amore / ma sotto trema come l'acqua il cuore / mentre tu lotti senza poterti aiutare / dolci ricordi fanno l'inutile vela / l'inutile stella l'inutile bianco sul mare / riportato, accusato? quali accuse? / alla stanza alla sedia tra le accuse rigato / t'hanno ciulato, palloncino; / era un po' che scendevi / - non la maestà degli azzurri gomiti / d'acqua tra le piante verdi oltre Avignone / ma, crepitanti, greto, / di furie concentrate / sordo precipitante / o semisvanito curvo ricurvo aliante / non, io non so, non credo, non racconsolante; / ora, tra ferri palte di sofferenze oblii, / grida sollecitanti, là tra le grate suore / malinconie di spetri persuasive bianche / rapide infermiere, barellieri, altre / tra vita e morte scene / che non riporto; /..... /&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; ( Da Denti di latte, Provvisorio ) ...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana, geneva;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-5140743495918017244?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/5140743495918017244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=5140743495918017244&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/5140743495918017244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/5140743495918017244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/06/i-libri-nello-scaffale.html' title='Provvisorio, di Giancarlo Majorino'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-2844226315390048974</id><published>2007-05-12T23:51:00.003+02:00</published><updated>2011-04-26T17:31:05.016+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gauguin'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='viaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vincent van Gogh'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungaretti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Theo van Gogh'/><title type='text'>Alle finestre, dietro al sogno di Paul Gauguin</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RkcbX3ueIwI/AAAAAAAAAFA/kRLz2Nstq5w/s1600-h/gauguinin.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5064046402911216386" src="http://bp2.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RkcbX3ueIwI/AAAAAAAAAFA/kRLz2Nstq5w/s320/gauguinin.jpg" style="cursor: pointer; display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;Alle finestre, oltre quelle, vedo il paesaggio versiliese, sospeso nelle sue luci, e nei clamori che a volte giungono fino qui: alle prime pendici delle sue colline dominate dall'olivo disposto in ampie terrazze, interrotte da boschi di pini e castagni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; E pur sprofondato nelle sue atmosfere, da queste cullato, a volte mi trovo a pensare - associando a questo nome tutto ciò che è oltre il luogo dove mi trovo - a Paul Gauguin, al suo straordinario viaggio fatto di pennelli, colori, immagini di terre esotiche.&lt;br /&gt;Per un certo verso gli siamo tutti simili: almeno fino al bordo delle nostre mura domestiche, a ricamare col pensiero su quell'altrove che in fondo al nostro cuore, se non al nostro sguardo, vive assopito come Aram, il mio gatto, nella sua poltrona sprofondato come in questo giorno di pioggia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gauguin e la sua esistenza mi sono stati ispiratori di una serie di quadri dedicati ad artisti che come lui hanno abitato la propria vita quasi come una stazione ferroviaria. Non per i viaggi poi realmente fatti, come è stato per Gauguin, ma per quel loro essere sempre sul bordo di un altrove, al quale rendere conto, più che alle umane voci e ai loro bilanci o equilibri. Tra questi Paul Cézanne e Nicolas De Staël, così rigidi e trepidi alle proprie forme e colori.&lt;br /&gt;Mi vengono ora alla mente alcuni versi di una poesia di Giuseppe Ungaretti, "In memoria", dedicata all'amico Moammed Sceab "&lt;i&gt;Discendente / di emiri nomadi / suicida / perché non aveva più / Patria&lt;/i&gt;" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual'è la patria? Quella dove cresce la propria casa o quella dove portano i sogni? E dove i due termini possono combaciare? Così nella implicita risposta che la vita e il percorso di Gauguin ci offrono avvertiamo un alito, un orizzonte del quale siamo spettatori e ancora parte, in un qualche angolo di strada o di tempo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3fz18Q1H2Mg/TbbswobbsfI/AAAAAAAABDY/gcHx5fZVyPI/s1600/PaulGauguin-pic.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-3fz18Q1H2Mg/TbbswobbsfI/AAAAAAAABDY/gcHx5fZVyPI/s1600/PaulGauguin-pic.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Paul Gauguin a Pont Aven (estate 1888)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; color: #990000;"&gt;Theo van Gogh a Gauguin&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;(&lt;i&gt;Auvers o Parigi, intorno al 29-31 luglio 1890&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;Siete pregato di partecipare al corteo, all'ufficio funebre e alla sepoltura del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;Signor Vincent Van Gogh pittore&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt; deceduto nel proprio domicilio, ad Auvers-sur-Oise, martedì 29 luglio 1890, all'età di 37 anni, che si terranno mercoledì 30 luglio, alle 2 e 30 precise. Il punto di ritrovo è in piazza del Municipio, 2 ad Auvers-sur-Oise,&lt;b&gt; de profundis&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Partecipano al lutto: Vedova van Gogh, la madre, e signor Theodore van Gogh, il fratello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: #fce5cd; color: #990000;"&gt;Gauguin a Theo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d;"&gt;(&lt;i&gt;Le Pouldu, inizio agosto 1890&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Mio caro van Gogh&lt;br /&gt;abbiamo appena ricevuto la triste notizia che tanto ci addolora. In simile circostanza non intendo inviarvi frasi di condoglianza. Sapete che era per me un amico sincero; e che era un &lt;i&gt;artista&lt;/i&gt;, cosa rara nella nostra epoca. &lt;br /&gt;Continuerete a vederlo nelle sue opere. Come diceva spesso Vincent: "La pietra perirà, rimarrà la parola".&lt;br /&gt;Quanto a me, lo vedrò con occhi e cuore nelle sue opere.&lt;br /&gt;Cordialmente vostro &lt;br /&gt;&lt;i&gt; Paul Gauguin&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-2844226315390048974?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/2844226315390048974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=2844226315390048974&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/2844226315390048974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/2844226315390048974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/05/alle-finestre.html' title='Alle finestre, dietro al sogno di Paul Gauguin'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RkcbX3ueIwI/AAAAAAAAAFA/kRLz2Nstq5w/s72-c/gauguinin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-1864391244359571925</id><published>2007-04-27T23:34:00.009+02:00</published><updated>2011-04-27T10:45:44.426+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ricordi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Oscar Mondadori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>I libri nello scaffale</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RjezaljUDTI/AAAAAAAAACQ/Iv7g4DXxS5M/s1600-h/addioalle-armi.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5059709975712238898" src="http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RjezaljUDTI/AAAAAAAAACQ/Iv7g4DXxS5M/s320/addioalle-armi.jpg" style="cursor: pointer; float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;I libri sono un po' come i figli: c'è un tempo in cui diventa naturale circondarsene. E una volta avuti sono affetti che ci accompagnano nel corso del tempo, con i loro riferimenti, il loro mondo nel quale sempre ci confrontiamo, ma anche con il loro egoismo che ci reclama sempre e solo a loro attenti e dediti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt; Poi ci sono gli altri: i nipotini, amati finché si vuole ma non più nostri, o almeno, non più sbocciati in quel nostro essere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terre feconde&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Così pensando oggi a un ipotetico elenco dei miei più amati mi scopro a riscrivere una lista un poco ingiallita. Provo a portare il pensiero fin qui, fino agli attuali bordi di questo nuovo secolo, visito e rivisito i miei ultimi, le più recenti letture, ma è un'inclusione, se provo a pensarla,  che non batte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;tutt&lt;/span&gt;'uno con il cuore, un poco forzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Forse, allora, il web neppure era un'idea possibile, e tutto il nostro sapere e la voglia che di quello sentivamo in noi, passava attraverso le bianche pagine: i nostri occhi, quando cercavano il mondo sognato e le risposte a quello reale, correvano  sulle piccole nere righe, come treni sui binari che ci avrebbero condotto all'incontro con la nostra verità.&lt;br /&gt;Ad essi apparteneva il cuore, ne erano custodi. Sbocciavano amori al primo sguardo di una copertina, che poi magari, avanzando nella reciproca conoscenza delle pagine lette, non sapevano mantenere quelle iniziali promesse, e le frasi finivano per non essere più così felici e spedite, fino ad un rapporto fatto di imbarazzi, di sguardi sempre più in lontananza, a cui solo seguiva una reciproca indifferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se un libro dovessi ora aprire in queste mie stanze sarebbe &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;quello un giorno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;apparsomi&lt;/span&gt; dalle vetrine di un'edicola sul lungomare di Viareggio: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Addio alle armi&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Hemingway&lt;/span&gt;. Non tanto &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;perché&lt;/span&gt; quel romanzo sia poi uno dei miei preferiti ma &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;perché&lt;/span&gt; quel libro fu il primo di un mondo, prima amato e lontano, ma poi in quella presenza e negli altri che gli seguirono diventato vicino e accessibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il primo degli Oscar &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Mondadori&lt;/span&gt;: pubblicazioni che dalle sale delle allora elitarie librerie, mondo per me, figlio di contadini e timido ragazzo di paese, allora lontano e inaccessibile, scendeva con cadenza settimanale alle più familiari e abbordabili edicole.&lt;br /&gt;Piccola rivoluzione quella, che sempre porterò in me: di un mondo prima amato ma lontano e improvvisamente, negli scaffali di un'edicola sul lungomare di Viareggio, reale e raggiungibile; nella felicità che mi donò quell'apparizione, insieme ai primi titoli che ancora conservo di quella collana: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La ragazza di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Bube&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Cassola&lt;/span&gt;, poi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Nausea&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Jean&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Paul&lt;/span&gt; Sartre, a cui seguirono tutti gli altri. Il prezzo era di 350 lire, e l'iniziativa fu quasi subito ripresa da altre case editrici. Per la mia felicità, e di quanti non avevano ancora un luogo nel quale cercare e frequentare i propri sogni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Arturo Lini&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-sItbNamrk8M/TbaAginHvnI/AAAAAAAABDM/Eh7MqpgGpfE/s1600/ragazza-bube.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-sItbNamrk8M/TbaAginHvnI/AAAAAAAABDM/Eh7MqpgGpfE/s200/ragazza-bube.jpg" width="116" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il secondo volume&lt;br /&gt;degli Oscar&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;"È Mara la ragazza di Bube, che in una Toscana ancora sconvolta dalla tragedia della guerra, affronta la realtà con una decisione composta di affetto e di drammatica rinuncia, di antico senso del dovere e di percezione del tempo che scorre. E questi giorni mesi anni che passano trasformano Mara, sia pure lentamente, la induriscono, la fanno meno serena ma più consapevole dei suoi compiti, delle sue responsabilità di fronte a Bube, e di fronte alla società italiana che anche lei è tenuta a trasformare" &lt;br /&gt;Così recitava la presentazione al libro sul retro della copertina, insieme a quella di Carlo Cassola: "Carlo Cassola è nato a Roma nel 1917, trasferendosi poi a Volterra, e nel volterrano ha preso parte attiva alla Resistenza. Nel 1960 ha ottenuto il premio Strega. Attualmente vive a Grosseto"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-QJp6eR3LhWc/TbaA3tec3VI/AAAAAAAABDQ/D_yLECHCGLw/s1600/la-nausea.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-QJp6eR3LhWc/TbaA3tec3VI/AAAAAAAABDQ/D_yLECHCGLw/s200/la-nausea.jpg" width="117" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il terzo volume&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;"M'è accaduto qualcosa, non posso più dubitare. È sorta in me come una malattia, non come una certezza ordinaria, non come un'evidenza. S'è insinuata subdolamente, a poco a poco; mi son sentito un po' strano, un po' impacciato, ecco tutto." Così comincia il diario di Antonio Roquentin, il protagonista del romanzo. (Nella traduzione di Bruno Fonzi)&lt;br /&gt;L'autore del libro così veniva presentato: "Jean-Paul Sartre è nato a Parigi il 20 giugno 1905, dove si è laureato in filosofia. Antifascista, durante l'ultima guerra ha combattuto nelle file della Resistenza. Nel 1964 gli venne conferito il Premio Nobel, che egli tuttavia rifiutò. Attualmente vive a Parigi"&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-1864391244359571925?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/feeds/1864391244359571925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=80169629357452216&amp;postID=1864391244359571925&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1864391244359571925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1864391244359571925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/04/i-libri-nello-scaffale.html' title='I libri nello scaffale'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/RjezaljUDTI/AAAAAAAAACQ/Iv7g4DXxS5M/s72-c/addioalle-armi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-80169629357452216.post-1737647274171389166</id><published>2007-04-24T22:50:00.003+02:00</published><updated>2011-04-27T10:47:45.611+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arredamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kandinsky'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pittura'/><title type='text'>I quadri alle pareti</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #20124d; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Alle pareti di ogni casa sono esposti dei quadri. Essi parlano tanto precisamente di noi che a volte stupisce, entrando in signorili abitazioni, vedere appesi a quelle opere di poco valore; oggetti senza storia, messi lì senza cura a ricoprire un vuoto, ad arredarlo, e che invece solo finiscono per mostrare tutto il vuoto di chi li ha scelti.&lt;br /&gt;Ed è strano questo atteggiamento - peraltro assai diffuso - verso un oggetto, il quadro d'arte, assai indicativo della cultura, della personalità, dell'humus vorrei dire, di chi quelle stanze abita.&lt;br /&gt;Mentre per gli altri oggetti d'arredamento si è disposti a spendere tempo e attenzioni, verso questo solo, così rappresentativo di noi, ben poco siamo propensi e disposti a concedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non occorrono cifre esorbitanti per possedere una buona opera d'arte. La bellezza di un quadro, la sua "personalità", non è sempre data dal valore di mercato. A volte esse coincidono, a volte no: le due strade, dell'estetica e del mercato, si sono ancora più allontanate, seguendo, ognuna, strategie e percorsi diversi. &lt;br /&gt;Così in queste mie stanze appenderò alle pareti un dipinto di Wassily Kandinsky, ritenuto il primo autore di arte astratta, la cui opera inizia la più grande rivoluzione nella storia della pittura occidentale, al cui paragone ogni altro momento, o movimento, del passato o del presente, deve cedere il passo e lo scettro.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Arturo Lini&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/Ri51ea4yVWI/AAAAAAAAAA4/YlKAHe7JQyk/s1600-h/kandin7.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5057108597057672546" src="http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/Ri51ea4yVWI/AAAAAAAAAA4/YlKAHe7JQyk/s320/kandin7.jpg" style="display: block; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; margin-right: auto; margin-top: 0px; text-align: center;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/80169629357452216-1737647274171389166?l=stanzepoesia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1737647274171389166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/80169629357452216/posts/default/1737647274171389166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stanzepoesia.blogspot.com/2007/04/i-quadri-alle-pareti.html' title='I quadri alle pareti'/><author><name>Girovago.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01283658182943637057</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_b4bzSt3FeQU/Ri51ea4yVWI/AAAAAAAAAA4/YlKAHe7JQyk/s72-c/kandin7.jpg' height='72' width='72'/></entry></feed>
